Tennis Olistico intervista Gianluigi Quinzi – Seconda puntata

* Al seguente Link la prima puntata dell’intervista con Gianluigi Quinzi.

Nato a Cittadella il 1º febbraio 1996, cresce a Porto San Giorgio con la madre Carlotta, già nazionale di sci e pallamano, e il padre Luca, Presidente del tennis club locale.

Inizialmente si avvicina allo sci alpino, ma dall’età di sette anni si dedica soprattutto al tennis. A otto anni entra nell’Accademia di Nick Bollettieri negli Stati Uniti. Vince in Florida il “Little Mo”, torneo riservato agli Under-10, nel cui albo d’oro vi sono nomi illustri quali Serena Williams e Andy Roddick.

A tredici anni è il più giovane tennista nelle classifiche ITF Junior e l’anno successivo conquista quattro tornei consecutivi con una serie di venti vittorie.

A 8 anni eri già in America ad allenarti? A che età hai cominciato a giocare a tennis?
Ho cominciato a giocare a tennis all’età di 4 anni. A 8 anni andai per la prima volta in America a giocare dei National chiamati “Little Mo”, erano dei Campionati Americani Under 10. Li vinsi tutti ed il “braccio destro” di Nick Bollettieri mi invitò in accademia ad allenarmi, per provare una settimana, e valutare come mi trovassi. Trascorsa una settimana intensa, Bollettieri mi offri una borsa di studio per 4 anni e da lì cominciai seriamente la mia attività tennistica.

– Quanto tempo ti sei allenato nell’Accademia di Bollettieri? Come ti sei trovato?
Mi sono allenato per 4 anni intensi trovandomi molto bene anche se facevo una vita veramente difficile: sveglia alle 4.00, alle 5.00 ero sui campi con Nick, per continuare fino alle 8.00, compreso la preparazione fisica. Giocavamo così presto perché lui aveva un problema alla pelle e non poteva esporsi al sole. Poi andavo a scuola, e dalle 16.00 fino alle 19.00 facevo un altro turno con dei gruppi di ragazzini e con altri allenatori, con Nick solo alla mattina. Vita molto stressante, pensandoci ora, tanti sacrifici per un bimbo piccolo. Però mi ha dato tanta disciplina e professionalità.

Cosa ti è piaciuto dell’Academy?
È un mini paese, ha tutto, 1000 palestre, mille campi da tennis, se hai bisogno dei fisioterapisti ne hai quanti ne vuoi, due hotel, pista da 400 metri, pista degli elicotteri, insomma se la vedi rimani sbalordito. Poi adesso hanno fatto tanti cambiamenti nuovi…

Cosa non ti è piaciuto?
La cosa che non mi piace è che è una “macchina da soldi”; da piccolo ti può formare fino ad un certo punto poi quando hai bisogno di un allenatore privato, di un preparatore fisico tuo ecc., cioè un tuo team, lì per me non sono tanto competenti… Pensano tanto al denaro e non fanno una bella selezione per ingaggiare allenatori bravi. Per loro è importante la massa. Se tu oggi come oggi vai con il tuo team, lì è perfetto perché hai tutto a livello di struttura, ma se vai lì da solo lo sconsiglio.

Come mai hai poi lasciato l’Academy?
Per questo motivo, perché non c’erano bravi allenatori competenti in una accademia così straordinaria in termini di servizi.

Quali erano i tuoi talenti da piccolo (fino a 12 anni)?
Avevo tanto tocco, sentivo tanto la palla e giocavo molto a rete.

Quali sono i tuoi talenti oggi?
Il rovescio è il mio colpo naturale, vedo molto bene quello che succede dentro la partita, e sono molto forte fisicamente.

Cosa ti piace fare in allenamento?
Spostamenti con cambi di ritmo e cesti di servizio.

Cosa detesti dell’allenamento?
Lavori al cesto di diritto e di rovescio.

Cosa ti piace della competizione?
Percepire l’avversario in grande difficoltà, e vedere le espressioni nella sua faccia che dicono “non so più che fare”…

Cosa non ti piace della competizione?
Se non mi fanno giocare primo match, la tensione di dover aspettare ore ed ore senza far niente; viaggiare ogni settimana in posti diversi mi logora un po’, è molto stancante.

Author: Tennis Olistico

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