Scacchi: a 17 anni Campione Italiano, e non solo…

Insieme ai suoi compagni e ad altri giocatori di primo piano Luca ha già fatto in tempo a provocare un piccolo terremoto nel mondo scacchistico. In una lettera aperta al presidente della Federazione ha denunciato la compravendita di partite, una pratica emersa di recente anche a livello internazionale. «Non ci si può mettere d’accordo per perdere i match che si giocano e dividersi poi il premio», dice Moroni. Altra piaga messa sotto accusa è il cosiddetto «doping elettronico», i giocatori che si fanno suggerire dal computer le mosse da fare. Anche in questo caso lo scandalo riguarda sia l’Italia, sia alcuni tornei internazionali: di recente uno scacchista georgiano è stato scoperto mentre in bagno controllava sullo smartphone le mosse da fare. «Sotto certi aspetti il problema del computer negli scacchi è superato» spiega Moroni. «In una certa fase si voleva capire chi avrebbe vinto mettendo di fronte un computer e un uomo. Ora lo sappiamo: la capacità di calcolo di una macchina è troppo potente rispetto a quella umana. Per questo i computer si usano per studiare e preparare le partite. Ma quando si corrono i 100 metri alle Olimpiadi non ci si fa portare in moto…»

Luca Moroni, 17 anni, penultimo anno di liceo scientifico, è campione italiano di scacchi, un talento naturale: di fronte a sè ha appassionati che giocano da decenni, qualcuno è aspirante maestro. Ma il giovane non li vede nemmeno e in un paio d’ore gli avversari sono tutti, più o meno in contemporanea, sconfitti. Alla fine molti tra i perdenti gli faranno i complimenti, anche per la strategia: «Ha fatto una scelta chiara: ci ha lasciato giocare, se avesse voluto ci avrebbe annichilito in poche mosse». La conferma, tra le righe, arriva dall’interessato: «Eravamo qui per divertirci. Non era il caso di dimostrare niente a nessuno».

Di dimostrazioni da dare Moroni non ne ha davvero più: a 13 anni era Maestro nazionale, a 16 Maestro internazionale, appena compiuti i 17, pochi mesi fa, è diventato Grande maestro, categoria a cui appartengono solo pochissimi eletti. Nel frattempo è stato vice-campione del mondo under 16, oltre a essere, come detto, il campione nazionale in carica. Qualche tempo fa, per pubblicizzare gli scacchi nelle scuole, ha sfidato 120 ragazzini, più o meno suoi coetanei, nella più grande partita simultanea mai giocata in Italia. Manco a dirlo le 120 partite le ha vinte praticamente tutte. Il suo è un percorso unico. Unico e, tra l’altro, appena iniziato. Perchè Moroni guarda in alto.

Nel prossimo mese di novembre a Londra è in calendario quello che promette di essere uno dei più avvincenti campionati mondiali degli ultimi anni. Lo sfidante è Fabiano Caruana, nato a Miami e tesserato dalla federazione statunitense, ma di origine italiana; il campione in carica è il norvegese Magnus Carlsen. Sono i due golden boy della scacchiera, in grado di attirare attenzione mediatica e ricchi sponsor. «Il mio favorito è Carlsen», si sbilancia Moroni. «Sono tutti e due fortissimi, ma Carlsen è il Real Madrid degli scacchi. E lo dico io che sono juventino: è abituato a giocare e a vincere ad alti livelli e questo può fare la differenza». Il norvegese è diventato in mezzo mondo un personaggio pubblico, testimonial di colossi come Porsche o di grandi marchi dell’abbigliamento. Ma campione e sfidante hanno già la loro età: 27 anni Carlsen, contro i 25 di Caruana. Moroni è di una generazione più giovane e non nasconde le sue ambizioni per il futuro: «Di sicuro farò il giocatore professionista. E l’obiettivo è entrare nell’élite mondiale, visto che oggi sono già nella top ten degli under 18. Di scacchi comunque, almeno a un certo livello, si riesce a vivere bene, anche se non è certo il calcio», dice. «Naturalmente il talento non basta, ci vuole impegno. Si studiano le partite, le aperture, oppure i finali, bisogna analizzare le partite dei grandi campioni. Oggi mi alleno tre o quattro ore al giorno, ma devo conservare un po’ di tempo anche per i compiti di scuola. Non sono proprio il primo della classe, ma me la cavo». A fargli da trainer in questo periodo è Boris Avrukh, un Grande Maestro di origine russa e nazionalità israeliana, più volte medagliato alle Olimpiadi di scacchi. «Vive a Chicago, pensi che non ci siamo nemmeno mai incontrati, facciamo tutto via internet».

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Author: Tennis Olistico

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