Sara Marcionni – Alpine Tennis Player

Sara Marcionni, atleta ed insegnante di tennis, è nello Staff dell’Accademia Tennis Olistico® da 10 anni. Ci spiega attraverso questa intervista le sue passioni, non solo per il tennis, ma anche per le escursioni in vetta.

* Dove sei nata, dove hai vissuto, pro e contro dei luoghi in cui hai vissuto e vivi attualmente? “Sono nata a Boffetto un paesino di 700 anime nel comune di Piateda in provincia di Sondrio. Fino a 15 anni ho vissuto con la mia famiglia in una casa a tre piani con mansarda, taverna e un giardino immenso ai piedi della montagna, poi mi sono trasferita per due anni a Palazzolo sull’Oglio in provincia di Brescia per giocare a tennis; ho successivamente fatto un anno da pendolare per raggiungere Rozzano dove scelsi di allenarmi successivamente. Ormai da 10 anni vivo a Milano.

Boffetto l’ho sempre visto come il paese delle favole, c’è il minimo indispensabile, ma la qualità della vita è altissima. Tutto ordinato e pulito, immerso nel verde. A Boffetto c’è il baratto, ti do due uova per tre mele, ecc. Tutti si conoscono e aiutano, se hai un problema puoi tranquillamente andare dal vicino, e anche in tutta Piateda è così. Tra l’altro la posizione della mia casa è perfetta perché, da una parte sono proprio ai piedi della montagna accanto al fiume Adda, dall’altra c’è tutto il versante con terrazzamenti e vigneti fino ad arrivare alle montagne innevate. Il panorama è strepitoso, immerso in una natura incontaminata. Come dicevo, Boffetto è un sogno per viverci, ma non offre molto agli atleti di tennis. Soprattutto dalla seconda categoria (livello nazionale) non ci sono tornei e il più vicino è a due ore di strada. Fino ai 15 anni mi ha sempre portato il papà e doveva prendere ferie ogni giorno per farmi giocare il torneo, quattro ore andavano di viaggio, una di attesa e due di match, insomma perdeva l’intera giornata! La scelta di andar via è stata dovuta al tennis e a quello che volevo diventare.

A Milano ho subito vari furti, tre aggressioni e forse anche questa cosa aumenta il mio odio per questa città. Quando mi dicono milanese per me è un’offesa, mi sento ferita davvero! Non mi piace uscire la sera e non sono una discotecara. I pro di Milano? Sicuramente il posto in cui praticamente vivo, l’Accademia Sport Olistico, e poi i tornei di tennis, ce ne sono molti e facilmente raggiungibili.”

* Cosa è per te la montagna, cosa è per te il tennis, punti di incontro e differenze tra questi due sport. “Il tennis è la mia vita, in tutti i ruoli che ricopro, atleta, insegnante, organizzatrice di tornei. La montagna è una passione immensa e quando ci vado provo un senso di completezza, libertà, responsabilità, pace. Sia in ferrata, che nei match di tennis devo essere particolarmente presente e centrata per rendere al meglio. La grande differenza, in caso di poca concentrazione, è che con il tennis posso perdere qualche punto o un match, in montagna posso farmi male o rischiare di morire. La carica che provo per questi sport è altrettanto differente; in montagna ho l’arousal alta fino a quando arrivo in vetta poi si scarica in pochissimo tempo; nel tennis dura per tutto il torneo o fino a che non raggiungo i miei obiettivi, e stiamo parlando di giorni/settimane, con alti e bassi ovviamente.

Sia nel tennis che in montagna c’è la preparazione all’escursione e al match, è una cosa che ho sempre amato fare. Nel tennis è tutto più dettagliato, ci sono tante cose da valutare, tecnica, tattica, preparazione fisica e mentale, e non solo tue, ma anche dell’avversaria. C’è anche l’analisi del match da afare a fine prestazione. In montagna per prima cosa bisogna guardare le previsioni meteo ma non solo, cerco di andare presto, il prima possibile, perché non mi piace vedere gente sul cammino o perlomeno non troppa, mi piace stare da sola, o con i miei amici, con i quali condivido questa passione. Calcoli dove potresti essere e a che ora, dove fermarti a fare pausa, ti studi il tracciato, lo guardi una decina di giorni prima, e pian piano quando ti avvicini al giorno di partenza prepari lo zaino che ricontrolli centinaia di volte, ma alla fine qualcosa manca sempre! Non c’è l’analisi del match, guardi le poco foto che hai fatto, e ti penti di averne scattate solo alcune (…non è vero perché mentre ci sono i punti cruciali dove sei davvero a rischio, il pensiero di prendere il telefono e fare le foto non ti passa nemmeno per l’anticamera del cervello). In entrambi questi sport capisci che la fortuna non esiste e la vita è nelle tue mani. L’uomo da solo, non in lotta con la montagna, ma impegnato con lei in un dialogo profondo (Reinhold Messner).”

* Quali escursioni/ferrate hai affrontato fino ad oggi? Ci puoi dare qualche dettaglio di quelle che ti hanno emozionato di più? “Tantissime, sono quasi a quota 200! Ce ne sono tre che sono state veramente incredibili dove ho portato il fisico allo stremo. Dopo ogni escursione c’è stata la riabilitazione, perché sistematicamente mi sono ritrovata per due giorni a riposo totale, ma ne è valsa la pena. 

Hardergratè considerata la cresta più selvaggia e pericolosa del continente europeo. È lunga 48 chilometri, io ne ho percorsi 24, ci sono volute otto ore, non ci sono rifugi o luoghi dove accamparsi. Fondamentalmente hai due scelte, o scendi a metà e torni al paese di Interlaken, oppure cammini in cresta la notte. Abbiamo scelto di tagliare a metà perché eravamo distrutti. Lì in cresta l’attenzione doveva essere impeccabile e la notte non era proprio il caso. Il panorama è uno dei più belli che abbia mai visto, un percorso indescrivibile! Mi ricordo che qualche giorno prima volevo il cappellino giallo fluo dell’Accademia e Fiordiana me lo regalò per l’occasione, non tornò piu indietro perché mi volò via… però ora il logo è sull’Hardegrat!

Giro del Confinale33 chilomentri, un giro ad anello che parte da 1500 metri con vari passi a 3000 (passo Zebru). Ci sono diversi rifugi a 2300 dove le volpi le trattano come noi trattiamo i cani, e vivono tranquillamente con l’uomo, ad esempio al Rifugio Forni. Anche qui otto ore di cammino tra i ghiacciai, con un continuo cambio di vegetazione.

Bocchette del Brenta, sono considerate tra le dieci ferrate più belle al mondo, la varietà di paesaggio offre uno spettacolo incredibile. Si parte da un dislivello di 1000 metri con due orette di cammino, e poi quattro ore di ferrata a sbalzo con 1000 metri di vuoto sotto di te, e altre due ore di cammino al rientro. Insomma bello tosto e molto adrenalinico.”

* Progetti futuri? Nel tennis? Nei tuoi hobby? “Nel tennis continuare ad allenarmi e lavorare nello Staff dell’Accademia Tennis Olistico. Tra 28 giorni inizio i tornei di qualificazione per il Foro Italico, intendo provarci per qualificarmi per la terza volta in doppio e la prima in singolare. Sto cambiando modo di giocare e dopo maggio continuerò a dedicarmi a questo, senza perdere energie nell’inseguire una classifica italiana che ogni anno presenta cambi di regolamento.

Per quanto riguarda la montagna, il 31 marzo andrò a fare un’escursione pre torneo leggera di sole quattro ore. Tra giugno e luglio qualche ferrata zona Lecco e dintorni, ad agosto andrò in Polonia in un tour di una settimana tra le cime polacche. In settembre, Bocchette Alte del Brenta. Obiettivo agosto 2020: il mio primo 4000, il Monte Rosa!”

* Hai recentemente dato vita ad un tuo logo, quale è il suo significato? “Nessuno mi ha mai chiesto il suo significato e questa domanda mi fa davvero piacere. All’apparenza significa il sole che illumina la montagna, ma in specifico è necessario sapere cosa rappresenta il sole e la montagna per me. La montagna sono io, la mia vita, immagino delle vette non molto alte, come quelle affrontare fino ad ora; il sole è il logo dell’Accademia Sport Olistico con tutti i suoi significati, ha illuminato il mio percorso personale e tutte le montagne che avevo in testa, per realizzare i miei sogni! Penso sia un logo magico…”

* A chi consiglieresti la montagna e perché? “La montagna che faccio io non la consiglierei a nessuno perché è pericolosa ed è una cosa che devi sentire dentro.”

* A chi consiglieresti il tennis e perché? “Anche il tennis che faccio io è pericoloso (scherzo, o forse no…). Il tennis a tutti, perché ti arricchisce, ti responsabilizza, fa uscire i tuoi demoni che altrimenti non uscirebbero, ti da l’occasione di comprenderli integrarli ed elaborarli. Il tennis ti dà, bello o brutto, ma ti dà!”

Author: Tennis Olistico

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