Consulenza

Grazie alla collaborazione con l’Avvocato Marco Bisconti nasce uno spazio dedicato alla Consulenza con lo scopo di fare un po’ di chiarezza di base su Diritti e Doveri di ognuno all’interno dello Stato e, nel nostro caso, dell’Ordinamento Sportivo.

 

1 – Introduzione

In Italia, tra le fonti di produzione del diritto, c’è una chiara gerarchia al cui vertice é posta la Costituzione della Repubblica e all’interno dell’Ordinamento Statale Italiano, ovvero all’interno del territorio italiano e salvo quanto segue, sono gli organi dello Stato a detenere il potere normativo.

Nell’arco del tempo, in parallelo all’evoluzione degli ordinamenti nazionali, si sono venuti a creare degli ordinamenti sovranazionali ai quali, per via pattizia o per pacifica accettazione di una situazione sedimentata o consuetudinaria, è stato permesso di entrare all’interno dei diversi Stati sovrani con precetti e princìpi peculiari e “propri”. Facendo parte della comunità internazionale anche l’Ordinamento Italiano ha subìto ed accettato questo fenomeno con diverse implicazioni e sfumature: questo dato, che per ora accantoniamo, va tenuto a mente poiché ci soccorrerà nella trattazione in un secondo momento e in modo rilevante (un esempio su tutti: l’Ordinamento Europeo).

Un breve cenno ora alla genesi dell’Ordinamento Sportivo e a taluni problemi, ovvero sviluppi, che lo stesso sport ha generato nell’Ordinamento Sportivo stesso.

Le Olimpiadi nascono da un’idea romantica legata al dilettantismo delle competizioni e dei giochi, quando questi erano rivolti a chi, liberamente, voleva iscriversi ad una gara e confrontarsi semplicemente tra atleti in un certame. Nell’arco degli anni il numero dei partecipanti alle competizioni é cresciuto (per numero di praticanti gli sports) con un parallelo ed ovvio aumento dei diversi interessi economici coinvolti: é emersa così un’esigenza di coordinamento, della creazione di una struttura e di una regolamentazione comuni alle diverse competizioni, la quale é sfociata nell’articolazione del C.I.O., in Comitati Olimpici Nazionali proprio al fine di avere una normazione standard su cui basare e soprattutto confrontare i risultati delle diverse competizioni. La creazione dei vari protocolli é dunque affidata al C.I.O. (Comitato Olimpico Internazionale) il quale si articola nei Comitati Olimpici nazionali dei diversi stati che ad esso aderiscono. All’interno dei Comitati Olimpici Nazionali vi sono poi le Federazioni Sportive (una per ogni sport) le quali a loro volta aderiscono alle Federazioni Internazionali del relativo sport le quali, anch’esse, aderiscono al C.I.O. divenendone parte integrante.

Per comodità espositiva prendiamo a riferimento gli anni settanta come periodo in cui nasce e si afferma il professionismo, periodo che porta alla ribalta problematiche di organizzazione e gestione sempre più complesse. Ciò in quanto lo sport diventa sempre più un fenomeno di costume, si diffonde e cresce con il crescere della popolarità degli atleti, della tecnologia che lo fa conoscere a livelli sempre più larghi della popolazione, soprattutto attraverso una distribuzione mediatica che è ancora in crescita: corollario banale é che questa diffusione genera business e gli interessi coinvolti nell’ambito sportivo aumentano esponenzialmente. Essere atleti diventa dunque una professione, un lavoro e, in ben più di un occasione, le prestazioni sono molto ben retribuite cui si aggiungino introiti paralleli anche di maggior rilievo (rif. a sponsorizzazioni e simili). Non deve allora stupire che alle nazioni/nazionali faccia “gola” avere tra le proprie fila degli atleti forti e capaci di attirare pubblico per una serie infinita di motivi, di cui alcuni ovvi ed immediati (prestigio, vittoria, …), altri meno (intreccio di relazioni commerciali, esportazioni e legami di immagine della patria al campione, …), nessuno dei quali a prima vista disdicevole.

 

Link utili:

 

Avv. Marco Bisconti – Foro di Bologna – avvbisconti@gmail.com

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